Comunità Parrocchiale “S. Paolo Apostolo” – Acireale
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PER CAMMINARE INSIEME
Anno IX – N. 45 Domenica 11 Novembre 2018
Domnica XXXII per annum - Lit. delle Ore IV settimana


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Continuando la spiegazione del Decalogo, oggi arriviamo alla Settima Parola: «Non rubare».
Ascoltando questo comandamento pensiamo al tema del furto e al rispetto della proprietà altrui. Non esiste cultura in cui furto e prevaricazione dei beni siano leciti; la sensibilità umana, infatti, è molto suscettibile sulla difesa del possesso.
Ma vale la pena di aprirci a una lettura più ampia di questa Parola, focalizzando il tema della proprietà dei beni alla luce della sapienza cristiana.
Nella dottrina sociale della Chiesa si parla di destinazione universale dei beni. Che cosa significa? Ascoltiamo che cosa dice il Catechismo: «All’inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell’umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano» (n. 2402). E ancora: «La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio» (n. 2403).[1]
La Provvidenza, però, non ha disposto un mondo “in serie”, ci sono differenze, condizioni diverse, culture diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri. Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola![2]La ricchezza del mondo, oggi, è nelle mani della minoranza, di pochi, e la povertà, anzi la miseria e la sofferenza, di tanti, della maggioranza.
In questa prospettiva appare il significato positivo e ampio del comandamento «non rubare». «La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza» (ibid.). Nessuno è padrone assoluto dei beni: è un amministratore dei beni. Il possesso è una responsabilità: “Ma io sono ricco di tutto…” – questa è una responsabilità che tu hai. E ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito, è tradito nel suo senso più profondo. Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Questa è la misura per valutare come io riesco a gestire le ricchezze, se bene o male; questa parola è importante: ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Se io so donare, sono aperto, allora sono ricco non solo in quello che io possiedo, ma anche nella generosità, generosità anche come un dovere di dare la ricchezza, perché tutti vi partecipino. Infatti se non riesco a donare qualcosa è perché quella cosa mi possiede, ha potere su di me e ne sono schiavo. Il possesso dei beni è un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità, e così crescere nella carità e nella libertà.
Cristo stesso, pur essendo Dio, «non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso» (Fil 2,6-7) e ci ha arricchiti con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9).
Mentre l’umanità si affanna per avere di più, Dio la redime facendosi povero: quell’Uomo Crocifisso ha pagato per tutti un riscatto inestimabile da parte di Dio Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4; cfr Gc 5,11). Quello che ci fa ricchi non sono i beni ma l’amore. Tante volte abbiamo sentito quello che il popolo di Dio dice: “Il diavolo entra dalle tasche”. Si comincia con l’amore per il denaro, la fame di possedere; poi viene la vanità: “Ah, io sono ricco e me ne vanto”; e, alla fine, l’orgoglio e la superbia. Questo è il modo di agire del diavolo in noi. Ma la porta d’entrata sono le tasche.
Cari fratelli e sorelle, ancora una volta Gesù Cristo ci svela il senso pieno delle Scritture. «Non rubare» vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita non è il tempo per possedere ma per amare. Grazie.
(Papa Francesco).


Appuntamenti di preghiera quotidiani


Cammino della settimana 12 - 18 Novembre 2018


Lun 12 Parola del giorno Lc 17,1-6S. Giosafat, vescovo e martire – Mem.
Se sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai. Ore 17,30 – Rosario, celebrazione eucaristica e Vespri.


Mar 13 Parola del giorno Lc 17,7-10
Ore 17,30 – Rosario e celebrazione eucaristica e Vespri.


Mer 14 Parola del giorno Lc 17,11-19
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,
all’infuori di questo straniero.
Ore 17,30 – Rosario, celebrazione eucaristica e Vespri.
Ore 18,45 – Adorazione


Giov 15 Parola del giorno Lc 17,20-25
Il regno di Dio è in mezzo a voi.
Ore 17,30 –Rosario, celebrazione eucaristica e Vespri.
Ore 19,30 – Lectio divina


Ven 16 Parola del giorno Lc 17,26-37
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
Ore 17.30 – Rosario, celebrazione eucaristica e Vespri.


Sab 17 Parola del giorno Lc 18,1-8S. Elisabetta d’Ungheria, religiosa – Mem.
Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.
Ore 17,30 – Rosario e celebrazione eucaristica prefestiva.


Domenica 18 Giorno del Signore e della comunità
Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.
Ore 09.00 – Celebrazione eucaristica.
Ore 11.00 – Celebrazione eucaristica.
Ore 17,30 – Rosario e celebrazione eucaristica.



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Web Master Mario Pappalardo